new dada delirium · scribendo

Urlo,
A pugni frantumo
Lo specchio –
Sacre schegge, prismi multifocali
Che mi conficco nei bulbi oculari
Per vedere la multi-realtà.

E danzo tra mille riflessi ultravioletti,
Laser delle possibilità dei multiversi,
danzo nel maelstrom
dei vostri schemi liberati e fatti granelli.

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new dada delirium · scribendo

Lacrime di cobalto irretivano gli sguardi dei passanti e il clamore del processo si univa all’avanzare crocidante della bara trainata da quattro impavidi conigli bianchi.

Il viale alberato s’allinea come un plotone di esecuzione sotto la canicola abbacinante, nugoli di cicale isteriche innalzano grida folli al sole della morte.

E la sentenza mi macella come una ghigliottina.

new dada delirium · scribendo · spleen et idéal

Nella claustrofobia bianca
ciechi
si vaga, vaghi,
auscultando voci dall’alto.
Enigmi,
idiomi ignoti,
fin quando il piccolo aedo del mattino
non si posa di nuovo sull’olmo
a gorgheggiare.
E il risveglio,
consueto,
inquieto,
e l’occhio robotico del passero
che mai prima d’ora avevi scorto.
Il cinguettio diviene un grido d’allarme
e di nuovo prigioniero nel forte
arranchi.
Cecità, cecità…
È l’abbacinamento
di un dolore troppo acuto,
od oscuramento
a difesa dell’altro?
Ampie circonvoluzioni di braccia
a cercare pareti,
scivoli
sul terreno incolto che la fanghiglia
rende instabile.
Grido, canto, voce,
umano, meccanico…
Ormai tutto è solo silenzio stridente:
l’assordante verità
di vedersi dentro
impera ieratica
nello specchio in fondo alla sala.

new dada delirium · scribendo · Senza categoria

Cerco una parola sufficientemente composita da taggarmi l’anima.

Me la voglio spillare qui sul petto, bene in vista, con la sparachiodi automatica; poi accodarmi diligente sul nastro trasportatore, debitamente etichettata, pronta a prender posto sul consono scaffale.

Dietro il vetro lustro, avrei fatto “ciao” con la mano, un sorriso patinato a mimare la smorfia perfetta.

Il Mastro sbuffa alla mia impazienza e mi indica una porta: ora scorgo laggiù rigorosamente in fila le bamboline artefatte, ciascuna con il suo scintillante cartellino, che scivolano verso il mondo, dopo aver lasciato cadere l’anima nell’inceneritore.