new dada delirium · scribendo · spleen et idéal

Nella claustrofobia bianca
ciechi
si vaga, vaghi,
auscultando voci dall’alto.
Enigmi,
idiomi ignoti,
fin quando il piccolo aedo del mattino
non si posa di nuovo sull’olmo
a gorgheggiare.
E il risveglio,
consueto,
inquieto,
e l’occhio robotico del passero
che mai prima d’ora avevi scorto.
Il cinguettio diviene un grido d’allarme
e di nuovo prigioniero nel forte
arranchi.
Cecità, cecità…
È l’abbacinamento
di un dolore troppo acuto,
od oscuramento
a difesa dell’altro?
Ampie circonvoluzioni di braccia
a cercare pareti,
scivoli
sul terreno incolto che la fanghiglia
rende instabile.
Grido, canto, voce,
umano, meccanico…
Ormai tutto è solo silenzio stridente:
l’assordante verità
di vedersi dentro
impera ieratica
nello specchio in fondo alla sala.

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new dada delirium · scribendo · Senza categoria

Cerco una parola sufficientemente composita da taggarmi l’anima.

Me la voglio spillare qui sul petto, bene in vista, con la sparachiodi automatica; poi accodarmi diligente sul nastro trasportatore, debitamente etichettata, pronta a prender posto sul consono scaffale.

Dietro il vetro lustro, avrei fatto “ciao” con la mano, un sorriso patinato a mimare la smorfia perfetta.

Il Mastro sbuffa alla mia impazienza e mi indica una porta: ora scorgo laggiù rigorosamente in fila le bamboline artefatte, ciascuna con il suo scintillante cartellino, che scivolano verso il mondo, dopo aver lasciato cadere l’anima nell’inceneritore.

carne e sangue · scribendo

Cantai gli empirei post nucleari, china sulle tombe dei Padri, sciolti i capelli a lavare le corrose croci spezzate.

Scalza, tra rovi aridi di polvere nera, avanzai fino all’altare dissacrato dell’Ultimo Uomo.

E remota nella desolazione del nulla apocalittico, tra l’afrore di cancrena, gomma bruciata e gelsomini in fiore, mi accoccolai sulla fredda pietra smerigliata per ricordare il calore di una testa posata sulla spalla.

carne e sangue · scribendo

Viviseziono lettere mai scritte in brandelli da affidare al fuoco e al vento.

Tu, catturane i coriandoli, arcane ceneri di ciò che hai distrutto: invano si agogna la Via, ma al centro del bosco potresti scorgere il mitico bisonte d’oro.

L’epifania incanta, l’attesa stanca.

Allora, nella luce della notte rivelatrice, il velo potrebbe cadere e io ricompormi da frammenti di ieratici pensieri.

E sarò sola, perché il tuo cammino è lontano e perduto.

E sarò nuova, perché ho appreso dalle mie Dee l’Uno e il Molteplice.

E sarò Io.