new dada delirium · scribendo · spleen et idéal

Nella claustrofobia bianca
ciechi
si vaga, vaghi,
auscultando voci dall’alto.
Enigmi,
idiomi ignoti,
fin quando il piccolo aedo del mattino
non si posa di nuovo sull’olmo
a gorgheggiare.
E il risveglio,
consueto,
inquieto,
e l’occhio robotico del passero
che mai prima d’ora avevi scorto.
Il cinguettio diviene un grido d’allarme
e di nuovo prigioniero nel forte
arranchi.
Cecità, cecità…
È l’abbacinamento
di un dolore troppo acuto,
od oscuramento
a difesa dell’altro?
Ampie circonvoluzioni di braccia
a cercare pareti,
scivoli
sul terreno incolto che la fanghiglia
rende instabile.
Grido, canto, voce,
umano, meccanico…
Ormai tutto è solo silenzio stridente:
l’assordante verità
di vedersi dentro
impera ieratica
nello specchio in fondo alla sala.

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new dada delirium · scribendo

Walpurgisnacht, e vagolo seguendo scie psichedeliche lontano dagli zoo delle paludi umane.

Il Re delle Marionette attende al crocicchio, chiede un occhio quale obolo, fissandomi con la sua cavità cieca, ove s’irradiano oracoli come in un caleidoscopio. Batte il bastone e il suo corvo s’invola, volteggia e stride un gemito appellandolo Profeta dei Giullari.

Tra il frondame dei salici, fluidi spettri polemogeni fanno tintinnare triangoli d’argento e sputano al cielo a nericare gli astri.

La realtà si infrange in uno specchio e il Ragnarök è più vicino.